Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/93

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la loggia di or' san michele 73

dalosa della città, magari bestemmiavano, nella ricca scala, delle saporite bestemmie fiorentine, e che tutto ciò non pregiudicava alla santità del luogo. Il Passerini fa cominciare quest’uso dei voti di cera soltanto nel 1321 e crede che messer Lapo di messer Coppo Mannelli abbia aperto la via a tale costumanza, disponendo nel suo testamento, veduto dal Passerini nella Biblioteca Riccardiana, (ma da noi invano cercatovi) «che si facesse una immagine onorevole in costume femminile, la quale raffigurasse Letta, già sua moglie, e si appendesse in Or’ San Michele»1.

Furono queste imagini di cera sotto la loggia le prime a prendere fuoco nel famoso incendio del 1304, che appiccato dal famigerato Neri Abati, arse, come si disse, più di 1900 magioni, in cui nessun rimedio vi si potette fare2. Cascando dentro la loggia dalla tettoja di legno le travi infuocate, ardendo i numerosi voti intorno al pilastro della Madonna, prendendo fuoco anche i veli, che coprivano la pittura, essa non potè che restarne sensibilmente danneggiata, annerita dal fumo e forse in parte distrutta. Ma si sa, piii le sacre immagini prendono l’aspetto di antichità e meno si distingue in esse ciò che vuol essere rappresentato, e piii cresce la devozione e la fede nel loro magico potere. E così accadde colla Madonna della Loggia, la quale racconciata alla meglio, e rifatta la tettoja in diversi tempi3, servì ai suoi varj usi ancora per molti anni.

«E tanto crebbe la fama della Madonna, e lo stato della Compagnia, ov’erano buona parte della migliore gente di Firenze, che molti beneficii e limosine, per offerere, e lasci fatti, ne seguirono a’ poveri l’anno piii di sei mila libbre; e seguesi a’ dì nostri, sanza acquistare nulla possessione, con troppa maggior entrata, distribuendosi tutto a’poveri». Così

  1. Passerini. Storia degli Stabilimenti di Senescenza di Firenze. Le Monnier, 1853.
  2. Dino Compagni, Giovanni Cambi, ec.
  3. Secondo il rapporto del prof. Castellazzi: Palazzo di Or San Michele, 1883, Fratelli Bencini.