Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/92

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
72 la loggia di or' san michele

del mercato entrava anche ad onta dei veli; non può essere inteso per il terreno immediatamente davanti al pilastro, perchè aderente a questo, proprio sotto l’immagine. La suddetta miniatura ci dimostra un banco, dove si vede una cassetta per le limosine e due candelieri per ricevere le candele offerte. Del resto si teneva coperta anche la tavola di «messer Sancto Mchele» la quale, come risulta dai Capitoli, pure adornava la loggia «salvo ch’el sabato dipo’ nona, disfatto il mercato, la debiano far discoprire per tutto il die de la domenica. E così si faccia per le feste solenne che mercato non si faccia»1. Questo accozzamento di due cose tanto diverse fra di loro, quanto sono un mercato di grano e un oratorio, dove si dicono delle messe e si fanno delle prediche ogni domenica e si cantano «le laude dinanzi a la ymagine de la nostra Donna al pilastro» fa a noi moderni non poca meraviglia; ma i nostri maggiori erano di gran lunga più semplici ed ingenui di noi, e non si scandalizzavano tanto facilmente.

Rispetto all’anno 1292, G. Villani ci fa sapere che «la gente vi venia di tutta Toscana in peregrinaggio, recando diverse immagini di cera per miracoli fatti, onde grande parte della loggia dinanzi e intorno alla detta figura s’empiè»2: e Dino Compagni avvalora questa notizia, dicendo, che nell’Oratorio di nostra Donna sotto la gran loggia vi erano nel 1304 «dimolte immagine di cera»3. Queste immagini erano figure grandi al vero, colle teste e mani di C3ra colorita, con capigliature, vesti, fogge ed ogni altro ornamento all’usanza di quei tempi. Figuriamoci ora, che al pilastro della Madonna, e, mancando quivi man mano il posto, anche agli altri pilastri, si vedevano appese un’infinità di figure d’uomo e di donna, e sotto i campagnuoli mercanteggiavano, chiacchieravano, facendo la cronaca scan-

  1. Capitoli ec. del 1297, cap. XIII.
  2. G. Villani. Op. cit., t. II, p. 362.
  3. Cronaca di Dino Compagni, lib. III, cap. VIII.