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96 Scritti vari

dall’acqua cadente, e appropriandosela la convertirono in tanti diversi lavori sapientemente coordinati».

Ignorante — Bello quel sapientemente coordinati! E bene, di tanti ordigni chi fu quel bravo, che ordinò gli altri?

Filosofo — S’intende; fu l’artefice.

Ignorante — Ah! fu l’artefice! Dunque nella vostra bella fantasmagoria della trasformazione, degli intrecci dei tanti fili nervosi eccetera eccetera, vi eravate dimenticato il più bello, cioè chi sia che li ordini, chi ne cavi delle conseguenze che non capiscono in quei fili nervosi, chi di tante sensazioni formasse p. e. un’Iliade, un Orlando Furioso, i Dialoghi di Platone. Voi paragonate questi sorprendenti lavori dell’umano ingegno, che non furono certamente opera nè del naso, nè delle orecchie, nè del palato, come dovrebbero essere, se il pensiero non fosse che un risultato di sensazioni variamente cucinate come fa il cuoco delle pietanze, li paragonate alla tela esilissima d’un ragno. Ma anche nel tessere a disegno quella tela vi è qualche cosa che non è nè la bocca, nè le gambe, nè lo stomaco del ragno e che dirige quell’operazione. Molto più poi vi deve essere, e vi è nelle mirabili operazioni dell’intelletto umano. Vorreste voi forse dire che il naso o la bocca mi danno idea della giustizia, dell’onore, della virtù, del tempo, dello spazio, idee che io, benchè ignorante, ho inteso chiamarsi astratte e che sono lavorio dell’intelletto? Allora dove va a finire tutta la vostra filosofia positivista? A negar l’anima, come hanno fatto da tanti secoli i materialisti, senza dare alcuna nuova spiegazione dei misteri dello spirito, ma soltanto illudendo gli sciocchi con prosaiche comparazioni, che zoppicano da quattro gambe. Scusate, ma la vostra filosofia somiglierebbe alla mia, se per andare a teatro volessi che la carrozza si muovesse da sè, o i cavalli mi vi conducessero senza cocchiere. Mi dareste allora del matto. E bene io non dico di più.