Pagina:Ardigo - Scritti vari.djvu/111

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Polemiche 105

parlar più? Sarà credo non inutile affatto per la causa santa della scienza e della moralità.

Dunque, neanco nel terzo dialogo non ha saputo rispondere a nessuna (dico nessuna) delle precedenti mie domande e argomentazioni.

Nemmeno a quella ultima umilissima delle zucche. Rispetto alla quale ha creduto (molto ingenuamente in vero) di cavarsela, dicendo che, se volesse rispondere, gli sarebbe facilissimo, anzi troppo facile, di farlo. La cavatina, signor vescovo, non gioverà a salvarla. Non ha risposto, perchè non lo può. Nè lei, nè nessuno. E mi smentisca, se è in grado.

Dunque constato di nuovo: Non può rispondere.

Io, per me, la consiglierei, nel frangente, a chiamare in suo ajuto il signor Arciprete di Montagano, Agostino Tagliaferri, del quale in calce al Vessillo di Domenica, è annunciata la seconda edizione di un Esame del mio libro, e che io servirò poi a suo tempo, insieme con qualche altro. Provi, signor Vescovo, se, con quell’ajuto, potesse cavarsi d’impaccio.

Ma, se non risponde a niente, che cosa contiene il terzo dialogo?

In primo luogo delle carezze episcopali e rotiane al mio indirizzo.

In secondo luogo, un nuovo saggio, ed insigne, di lealtà.

In terzo luogo, dei nuovi ragionamenti che, come di solito, il signor vescovo Rota ha fatto per imbrogliare vieppiù sè stesso.

Delle carezze non dirò niente. Si sa che quando si è baciati troppo amorosamente non si ha piacere di essere veduti, stante l’offesa che ne verrebbe al pudore. Dirò solo dei ragionamenti e della lealtà.

I ragionamenti si possono ridurre a tre. Uno, sulle sensazioni interne ed esterne; un altro sulla verità della