Pagina:Ardigo - Scritti vari.djvu/112

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
106 Scritti vari

cognizione obiettiva; e un terzo, sulla corrispondenza tra la forma dell’organismo e quella del pensiero.

Una domanda per ciascun ragionamento.

1°: Che significano presso i psicologi, anche ultraortodossi, le espressioni, sensazione interna e sensazione esterna? Ed in che rapporto stanno, l’una e l’altra, colla organizzazione, nell’uomo e negli altri animali, secondo i dati positivi della fisiologia umana e comparata?

2.°- Giusta l’insegnamento di tutti quanti i filosofi di vaglia (compresi, s’intende, anche gli ultraortodossi), ciò che si dice — la cosa — , nel confronto che si fa di essa colla sua idea, è forse altro dalla mera percezione, che è quanto dire da un semplice pensiero?

3.°- L’organizzazione fisiologico-psichica dell’uomo porta, che egli abbia il pensiero del numero, della figura geometrica e via discorrendo. E quindi, che due e due faccia quattro e non cinque, e che il circolo sia il circolo e non il quadrato. E ciò perchè è appunto in siffatte ragioni che consiste l’avere il pensiero dei numeri e delle figure geometriche. Quella stessa organizzazione pel numero, per la quale arrivate a dire, due, vi costringe a dire, due e due quattro. Quella stessa organizzazione per la figura geometrica, per la quale arrivate a concepire il circolo, vi costringe a concepirlo come circolo e non come quadrato. Facciamo ora, col dialogista, l’ipotesi, che si cambi quella organizzazione; e che gliene sottentri un’altra, che non comporti più che si abbia, nè il pensiero del numero, nè quello della figura geometrica. In questo caso, come si potrà fare la supposizione tanto furba del dialogo, che si pensi — due per due fa cinque — dove non si ha più il pensiero, nè del due nè del cinque; e — il circolo è quadrato — dove non si ha più il pensiero, nè del circolo nè del quadrato?

Ora a Lei, signor Rota. Può o non può dare delle risposte a queste tre domande?

Non può? In questo caso si dovrebbe conchiudere che giudica ciò che non conosce.