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Polemiche 131

valgono appunto l’atto della determinazione, che ne emerge».

Ignorante — Ho inteso: veggo su d’una tavola una borsa di danaro, che stuzzica l’appetito: ecco la prima impulsività; mi viene in mente che mi può fare di molti servigi, e la prendo: ecco la seconda impulsività. Quindi il furto è una cosa morale, moralissima: è una forza che si converte, come dite voi, e niente più, come a dire un giuoco di bussolotti. Ma è poi volontario?

Filosofo — Certamente: «Ogni rappresentazione psichica ha una impulsività volontaria: cioè non c’è bisogno di ricorrere ad altro per dar ragione dell’atto volontario: la ragione dell’atto è la stessa impulsività dell’idea».

Ignorante — Io darei l’appetito; e quindi quanto maggiore sarà l’appetito di una cosa, tanto più volontario e morale sarà l’atto.

Filosofo — Non dite male, e quindi «la più forte impulsività è quella della sensazione attualmente impressa... E ciò spiega come l’appetito sensitivo, come dicevano gli antichi, eserciti sulla volontà un impero immensamente maggiore, che non l’appetito intellettivo» ossia ragionevole.

Ignorante — La qual cosa quei rigidi antichi moralisti deploravano come un disordine, ma voi colle vostre nuove teorie la trovate perfettamente conforme all’umana natura, ed anche a quella dei bruti, e quindi morale, moralissima.

Ed io recapitolando alla meglio, come può fare un ignorante, le vostre dottrine, considerando che avete formata una morale, che non ha una norma, una legge cui si debba uniformare; che avete tolta all’uomo la volontà, riducendo tutte le sue operazioni ad un giuoco più o meno complicato di sensazioni; che attribuite tutte le determinazioni della volontà alla spinta che danno gli oggetti e le sensazioni all’uomo per produrne i suoi atti, che così sono involontari e necessarii: considerando come sia pur troppo vero che l’appetito sensitivo ha tanta forza sull’uomo, senza che perciò esso ne sia, secondo voi, re-