Pagina:Ardigo - Scritti vari.djvu/171

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Polemiche 165

La scomunica di Roberto Ardigò.


Roberto Ardigò, il noto filosofo positivista, ha inviato una sua lettera all’«Egregio sig. Genovesi», direttore del Risveglio liberale di Mantova. In quella si afferma che la Massoneria, in uno Stato libero, è un non senso; che a combattere l’oscurantismo è più efficace l’opera indefessa ed aperta civile, che non l’opera tenebrosa e nascosta di una setta, e via discorrendo: conclude essere fortuna per lui che alle scomuniche è avvezzo, e nulla teme perchè nulla spera. E intanto la scomunica la lancia lui! Ma la Massoneria fa sua la frase che alle scomuniche è avvezza davvero e non le ha temute e non le teme, non perchè nulla abbia mai sperato e nulla speri, ma perchè ha sperato sempre e spera nel trionfo dell’onesto e del vero, che, nè le scomuniche dei Papi, nè le persecuzioni dei Principi, nè, molto meno, le condanne dei filosofi positivisti o no, possono impedire.

È curioso il commento che l’Eco di Bergamo, clericale, fa seguire alla lettera del filosofo positivista. E il commento è questo:

«Non è possibile non rilevare il cinismo ributtante della frase ultima allusiva alle scomuniche: lo spirito dello spretato ha voluto manifestarsi anche in un momento di buon senso».

Questa invettiva dell’Eco di Bergamo ci richiama alla mente qualche fase della vita dell’Ardigò. Egli era amico, presso a poco coetaneo, e collega in canonicato del defunto cardinale Lucido Maria Parocchi: erano ambedue canonici alla Cattedrale di Mantova, e correvano, naturalmente, il palio a chi salisse più presto i gradini della gerarchia ecclesiastica. Parocchi arrivò prima dell’Ardigò e fu creato arcivescovo di Bologna; il suo collega rimase canonico. Un bel giorno inaugurandosi l’anno scolastico nel Seminario di Mantova, Ardigò fu invitato a pronun-