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226 Scritti vari

il caso, sempre variato; onde poi una formazione va diventando sempre più moltiforme, assumendo tanti atteggiamenti, tante guise da disporsi e di snodarsi, quante sono le insorgenze dei pensieri collaterali, quanti i concerti dei sentimenti impellenti, quanti i ritmi dei moti ridestati negli organi, quanti i fatti esterni, che si dà, che si sperimentino, quante e quali le intermittenze delle attività cerebrali e viscerali impegnatevi.

(Numero unico, Per Giuseppe Verdi, (Gli Studenti fiorentini) 27 gennaio 1901).

12.
La breccia di Porta Pia.


— Noi siamo a Roma per tre disfatte di Garibaldi più gloriose di qualunque vittoria. Quella del 49, quella di Aspromonte e quella di Mentana, che fruttò la presa di Roma del 1870.

Roma o morte, aveva gridato Garibaldi. Roma o morte, ripeterono gli Italiani per ogni città, per ogni borgo, per ogni casa, per ogni dove. Venne il momento e l’esercito italiano dovè volgere a Roma le sue bandiere, accerchiarla, sfondarne le mura a Porta Pia ed entrarvi dalla breccia delle cannonate il 20 settembre; e Vittorio Emanuele proclamava in nome dell’Italia: «Ci siamo e ci resteremo».

Nel luogo della breccia sul muro ricostruito, si legge oggi una iscrizione. Essendo a Roma, andai a vederla; e la sua vista mi commosse assai più che quella del monumento antico di Piazza Colonna che ricorda che gli Italiani erano padroni e vincevano in tutte le parti del mondo.

Quella iscrizione dice, che di là entrarono a prendere possesso della loro capitale e ad abbattere per sempre il fatale dominio del papa soldati di ogni regione d’Italia. Ciò leggendo, mi tremarono per la commozione le ginocchia sotto, mi si fece ansante ii petto e grosso e difficile il