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locale, e nessuno s’è mai sognato, nè allora nè poi, di credere, che nella chiesa in genere ci fosse l’obbligo di confessarsi più che una volta all’anno. Ecco quello che diciamo.

Se questa orridezza consiste nell’uso della confessione, siccome nella chiesa cattolico-romana c’è sempre stato, tale quale, logicamente conchiudendo, la religione dei papi sarebbe sempre stata orrida come oggi.

Ma la confessione è tutt’altro che una cosa orrida. Uomini rispettabilissimi appartenenti alle diverse comunioni non cattoliche di Germania, d’Inghilterra e di altri paesi l’hanno apprezzata, l’hanno lodata, l’hanno raccomandata, si sono adoperati per introdurla tra’ propri correligionari. L’ha commendata perfino Voltaire, che dice ne’ suoi Trattenimenti filosofici: «I nemici della chiesa romana, che si sono levati contro una istituzione così salutare (la confessione auricolare) sembrano avere tolto agli uomini il più grande dei freni che si possano mettere ai loro delitti; i sapienti stessi dell’antichità ne sentirono l’importanza».

«... la confessione era un puro decreto disciplinare, mai un sacramento, anzi neppure vi era l’assoluzione

Cosa meramente disciplinare è sempre stata la confessione pubblica, la quale perciò ha potuto andare e andò in disuso, in oriente prima, in occidente più tardi, nel decorso del secolo undecimo.

Non già la confessione segreta. Questa è sempre stata ritenuta, è sempre stata dichiarata, l’abbiamo dimostrato a sazietà, necessaria per ottenere il perdono di tutti i peccati gravi, anche solo di pensiero, commessi dopo il battesimo.

Erano già dodici secoli che si riconosceva questa sua necessità, quando il concilio di Laterano ne ha fatto un decreto. Ma il decreto non può averne cambiata la natura; non l’ha che constatata e riconosciuta. Condannando p. e. la legge il furto, con ciò essa non lo costi-