Pagina:Ardigo - Scritti vari.djvu/53

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Polemiche 47

costituisce un delitto. Delitto era anche prima che fosse condannato. La legge non fa che riconoscerlo come tale.

Onde anche il dire che la confessione non fu «mai un sacramento» in sè è una sciocchezza, perchè i cristiani hanno sempre considerato sacramento un atto sensibile, pel quale si ottenga la grazia; e per loro esser perdonati i peccati e aver la grazia sono cose che vanno insieme. È poi anche una menzogna. Perchè la confessione fu sempre ritenuta siccome una parte essenziale della penitenza, ossia di uno di quelli che si chiamano, e sempre sono stati chiamati, i sette sacramenti. Perchè troviamo che gli scrittori ecclesiastici (p. e. Alcuino e S. Pier Damiani citati sopra) la chiamano espressamente un sacramento. Perchè anche negli antichi Sacramentari, ossia nei libri che contengono le orazioni e i riti per l’amministrazione dei sacramenti, c’è anche la parte, che si riferisce alla confessione. E io mi ricordo di averne letto uno di questi sacramentarj, nel tomo 138 della Patrologia del Migne. In questo sono riportate tutte le orazioni da recitarsi dal penitente e dal confessore nel principio nel corso, nel fine della confessione: sono diffusissimamente suggerite al confessore le domande, che deve fare a chi si confessa, riguardanti i peccati tanto esterni quanto interni, il loro numero, la specie, le circostanze; sono indicati i consigli da dare, gli atti soddisfattorii da imporre, infine1 anche la formola dell’assoluzione.

Anche la formola dell’assoluzione. E questo sacramentario, di cui parlo, è tratto da un codice anteriore al 1000, e sarà stato certamente copiato da un altro, Dio sa quanto, più antico. E il nostro articolista dice, senza la menoma titubanza, che non ci fu assoluzione fino al 1439!

Se credessi che il sig. E. P. sapesse solo l’abbicì

  1. Vedi col. 987. del vol. citato.