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Pagina:Ariosto, Ludovico – Lirica, 1924 – BEIC 1740033.djvu/155

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vi - stanze 149

3
     Vengono gli unni e lor Attila è inante;
la gente afflitta alle paludi fugge;
esso Aquilea con l’altre terre, quante
ne son fra l’Alpi e ’l Po, tutte distrugge;
per arder Roma ancor muove le piante,
ma in riva al Mencio un santo Leon rugge,
ed esso vede armato Paolo e Pietro,
che lo minaccia se non torna indietro.
4
     Partonsi gli unni ed ecco Genserico,
che passa il mar co’ vandali ed assale,
di Dio, de’ santi e d’uomini nimico,
Roma infelice e le fa tutto il male.
Viene Odoacro e poi ven Teodorico,
Italia il giogo ricusar non vale,
ch’al collo l’han non pur gli uomini messo,
ma per piú scorno ancora il debil sesso.
5
     Giustiniano vien, che par che mande
Belisario in Italia e nel passaggio
che pigli la Sicilia gli comande.
Evvi come eseguisce, e di vantaggio
Napoli prende e lo saccheggia e grande
uccisione appar per quel viaggio;
evvi com’entra in Roma e sí l’offende
che i bei palazzi e i ricchi templi incende.
6
     Esce fuor Belisario; i goti danno
le spalle ed a Ravenna poi fan testa.
Belisario la prende; i goti vanno
a fil di spada e il re captivo resta.
Totila poi successe al reail scanno,
ch’arde e distrugge e sí l’Italia infesta,
che flagello di Dio vien detto, come
Attila prima; e ben conviengli il nome.