Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/143

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settimo 137


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     L’avea mandato all’isola d’Alcina,
perché obliasse l’arme in quella corte;
e come mago di somma dottrina,
ch’usar sapea gl’incanti d’ogni sorte,
avea il cor stretto di quella regina
ne l’amor d’esso d’un laccio sí forte,
che non se ne era mai per poter sciorre,
s’invechiasse Ruggier piú di Nestorre.

45
     Or tornando a colei, ch’era presaga
di quanto de’ avvenir, dico che tenne
la dritta via dove l’errante e vaga
figlia d’Amon seco a incontrar si venne.
Bradamante vedendo la sua maga,
muta la pena che prima sostenne,
tutta in speranza; e quella l’apre il vero:
ch’ad Alcina è condotto il suo Ruggiero.

46
     La giovane riman presso che morta,
quando ode che ’l suo amante è cosí lunge;
e piú, che nel suo amor periglio porta,
se gran rimedio e subito non giunge:
ma la benigna maga la conforta,
e presta pon l’impiastro ove il duol punge;
e le promette e giura, in pochi giorni
far che Ruggiero a riveder lei torni.

47
— Da che, donna (dicea), l’annello hai teco,
che vai contra ogni magica fattura,
io non ho dubbio alcun, che s’io l’arreco
lá dove Alcina ogni tuo ben ti fura,
ch’io non le rompa il suo disegno, e meco
non ti rimeni la tua dolce cura.
Me n’andrò questa sera alla prim’ora,
e sarò in India al nascer de l’aurora. —