Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/155

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ottavo 149


8
     Quel se gli appressa, e forte lo percuote;
lo morde a un tempo il can nel piede manco.
Lo sfrenato destrier la groppa scuote
tre volte e piú, né falla il destro fianco.
Gira l’augello e gli fa mille ruote,
e con l’ugna sovente il ferisce anco:
sì il destrier collo strido impaurisce,
ch’alla mano e allo spron poco ubidisce.

9
     Ruggiero, al fin constretto, il ferro caccia;
e perché tal molestia se ne vada,
or gli animali, or quel villan minaccia
col taglio e con la punta de la spada.
Quella importuna turba piú l’impaccia:
presa ha chi qua chi lá tutta la strada.
Vede Ruggiero il disonore e il danno
che gli averrá, se piú tardar lo fanno.

10
     Sa ch’ogni poco piú ch’ivi rimane,
Alcina avrá col populo alle spalle:
di trombe, di tamburi e di campane
giá s’ode alto rumore in ogni valle.
Contra un servo senza arme e contra un cane
gli par ch’a usar la spada troppo falle:
meglio e piú breve è dunque che gli scopra
lo scudo che d’Atlante era stato opra.

11
     Levò il drappo vermiglio in che coperto
giá molti giorni lo scudo si tenne.
Fece l’effetto mille volte esperto
il lume, ove a ferir negli occhi venne:
resta dai sensi il cacciator deserto,
cade il cane e il ronzin, cadon le penne,
ch’in aria sostener l’augel non ponno.
Lieto Ruggier li lascia in preda al sonno.