Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/168

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
162 canto


60
     Van discorrendo tutta la marina
con fuste e grippi et altri legni loro,
e da lontana parte e da vicina
portan sollevamento al lor martoro.
Molte donne han per forza e per rapina,
alcune per lusinghe, altre per oro;
e sempre da diverse regioni
n’hanno piene le torri e le prigioni.

61
     Passando una lor fusta a terra a terra
inanzi a quella solitaria riva
dove fra sterpi in su l’erbosa terra
la sfortunata Angelica dormiva,
smontaro alquanti galeotti in terra
per riportarne e legna et acqua viva;
e di quante mai fur belle e leggiadre
trovaro il fiore in braccio al santo padre.

62
     Oh troppo cara, oh troppo escelsa preda
per sí barbare genti e sí villane!
O Fortuna crudel, chi fia ch’il creda,
che tanta forza hai ne le cose umane,
che per cibo d’un mostro tu conceda
la gran beltá, ch’in India il re Agricane
fece venir da le caucasee porte
con mezza Scizia a guadagnar la morte?

63
     La gran beltá, che fu da Sacripante
posta inanzi al suo onore e al suo bel regno;
la gran beltá, ch’al gran signor d’Anglante
macchiò la chiara fama e l’alto ingegno;
la gran beltá che fe’ tutto Levante
sottosopra voltarsi e stare al segno,
ora non ha (cosí è rimasa sola)
chi le dia aiuto pur d’una parola.