Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/175

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ottavo 169


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     Brandimarte, Ch’Orlando amava a pare
di sé medesmo, non fece soggiorno;
o che sperasse farlo ritornare,
o sdegno avesse udirne biasrno e scorno:
e volse a pena tanto dimorare,
ch’uscisse fuor ne l’oscurar del giorno.
A Fiordiligi sua nulla ne disse,
perché ’l disegno suo non gl’impedisse.

89
     Era questa una donna che fu molto
da lui diletta, e ne fu raro senza;
di costumi, di grazia e di bel volto
dotata e d’accortezza e di prudenza:
e se licenzia or non n’aveva tolto,
fu che sperò tornarle alla presenza
il dí medesmo; ma gli accade poi,
che lo tardò piú dei disegni suoi.

90
     E poi ch’ella aspettato quasi un mese
indarno l’ebbe, e che tornar nol vide,
di desiderio sí di lui s’accese,
che si partí senza compagni o guide;
e cercandone andò molto paese,
come l’istoria al luogo suo dicide.
Di questi dua non vi dico or piú inante;
che piú m’importa il cavallier d’Anglante.

91
     Il qual, poi che mutato ebbe d’Almonte
le gloriose insegne, andò alla porta,
e disse ne l’orecchio: — Io sono il conte —
a un capitan che vi facea la scorta;
e fattosi abassar subito il ponte,
per quella strada che piú breve porta
agl’inimici, se n’andò diritto.
Quel che seguí, ne l’altro canto è scritto.