Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/174

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
168 canto


84
     Senza pensar che sian l’imagin false
quando per tema o per disio si sogna,
de la donzella per modo gli calse,
che stimò giunta a danno od a vergogna,
che fulminando fuor del letto salse.
Di piastra e maglia, quanto gli bisogna,
tutto guarnissi, e Brigliadoro tolse;
né di scudiero alcun servigio volse.

85
     E per potere entrare ogni sentiero,
che la sua dignitá macchia non pigli,
non l’onorata insegna del quartiero,
distinta di color bianchi e vermigli,
ma portar volse un ornamento nero;
e forse acciò ch’al suo dolor simigli;
e quello avea giá tolto a uno amostante,
ch’uccise di sua man pochi anni inante.

86
     Da mezza notte tacito si parte,
e non saluta e non fa motto al zio;
né al fido suo compagno Brandimarte,
che tanto amar solea, pur dice a Dio.
Ma poi che ’l Sol con l’auree chiome sparte
del ricco albergo di Titone uscio
e fe’ l’ombra fugire umida e nera,
s’avide il re che ’l paladin non v’era.

87
     Con suo gran dispiacer s’avede Carlo
che partito la notte è ’l suo nipote,
quando esser dovea seco e piú aiutarlo;
e ritener la colera non puote,
ch’a lamentarsi d’esso, et a gravarlo
non incominci di biasmevol note;
e minacciar, se non ritorna, e dire
che lo faria di tanto error pentire.