Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/303

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

quartodecimo 297


32
     Trovandosi costui dunque presente
a quel parlar, alzò l’ardita faccia;
e si dispose andare immantinente,
per trovar quel guerrier, dietro alla traccia.
Ritenne occulto il suo pensiero in mente,
o sia perché d’alcun stima non faccia,
o perché tema, se ’l pensier palesa,
ch’un altro inanzi a lui pigli l’impresa.

33
     Allo scudier fe’ dimandar come era
la sopravesta di quel cavalliero.
Colui rispose: — Quella è tutta nera,
lo scudo nero, e non ha alcun cimiero. —
E fu, Signor, la sua risposta vera,
perché lasciato Orlando avea il quartiero;
che come dentro l’animo era in doglia,
cosí imbrunir di fuor volse la spoglia.

34
     Marsilio a Mandricardo avea donato
un destrier baio a scorza di castagna,
con gambe e chiome nere; et era nato
di frisa madre e d’un vilan di Spagna.
Sopra vi salta Mandricardo armato,
e galoppando va per la campagna;
e giura non tornare a quelle schiere,
se non truova il campion da l’arme nere.

35
     Molta incontrò de la paurosa gente
che da le man d’Orlando era fuggita,
chi del figliuol, chi del fratel dolente,
ch’inanzi agli occhi suoi perdé la vita.
Ancora la codarda e trista mente
ne la pallida faccia era sculpita;
ancor, per la paura che avuta hanno,
pallidi, muti et insensati vanno.