Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/308

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
302 canto


52
     Come il Tartaro vede quel bel viso
che non ha paragone in tutta Spagna,
e c’ha nel pianto (or ch’esser de’ nel riso?)
tesa d’Amor l’inestricabil ragna;
non sa se vive o in terra o in paradiso:
né de la sua vittoria altro guadagna,
se non che in man de la sua prigioniera
si dá prigione, e non sa in qual maniera.

53
     A-llei però non si concede tanto,
che del travaglio suo le doni il frutto;
ben che piangendo ella dimostri, quanto
possa donna mostrar, dolore e lutto.
Egli, sperando volgerle quel pianto
in sommo gaudio, era disposto al tutto
menarla seco; e sopra un bianco ubino
montar la fece, e tornò al suo camino.

54
     Donne e donzelle e vecchi et altra gente,
ch’eran con lei venuti di Granata,
tutti licenziò benignamente,
dicendo:—Assai da me fia accompagnata;
io mastro, io balia, io le sarò sergente
in tutti i suoi bisogni: a Dio, brigata. —
Cosí, non gli possendo far riparo,
piangendo e sospirando se n’andaro;

55
     tra lor dicendo: — Quanto doloroso
ne sará il padre, come il caso intenda!
quanta ira, quanto duol ne avrá il suo sposo
oh come ne fará vendetta orrenda!
Deh, perché a tempo tanto bisognoso
non è qui presso a far che costui renda
il sangue illustre del re Stordilano,
prima che se lo porti piú lontano? —