Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/316

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310 canto


84
     Di citatorie piene e di libelli,
d’essamine e di carte di procure
avea le mani e il seno, e gran fastelli
di chiose, di consigli e di letture;
per cui le facultá de’ poverelli
non sono mai ne le cittá sicure.
Avea dietro e dinanzi e d’ambi i lati,
notai, procuratori et avocati.

85
     La chiama a sé Michele, e le commanda
che tra i piú forti Saracini scenda,
e cagion truovi, che con memoranda
mina insieme a guerreggiar gli accenda.
Poi del Silenzio nuova le domanda:
facilmente esser può ch’essa n’intenda,
sí come quella ch’accendendo fochi
di qua e di lá, va per diversi lochi.

86
     Rispose la Discordia: — Io non ho a mente
in alcun loco averlo mai veduto:
udito l’ho ben nominar sovente,
e molto commendarlo per astuto.
Ma la Fraude, una qui di nostra gente,
che compagnia talvolta gli ha tenuto,
penso che dir te ne saprá novella; —
e verso una alzò il dito, e disse: — È quella. —

87
     Avea piacevol viso, abito onesto,
un umil volger d’occhi, un andar grave,
un parlar sí benigno e sí modesto,
che parea Gabriel che dicesse: Ave.
Era brutta e deforme in tutto il resto:
ma nascondea queste fattezze prave
con lungo abito e largo; e sotto quello,
attosicato avea sempre il coltello.