Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/320

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314 canto


100
     Le campane si sentono a martello
di spessi colpi e spaventosi tocche;
si vede molto, in questo tempio e in quello,
alzar di mano e dimenar di bocche.
Se ’l tesoro paresse a Dio sí bello,
come alle nostre openioni sciocche,
questo era il dí che ’l santo consistoro
fatto avria in terra ogni sua statua d’oro.

101
     S’odon ramaricare i vecchi giusti,
che s’erano serbati in quelli affanni,
e nominar felici i sacri busti
composti in terra giá molti e molt’anni.
Ma gli animosi gioveni robusti
che miran poco i lor propinqui danni,
sprezzando le ragion de’ piú maturi,
di qua di lá vanno correndo a’ muri.

102
     Quivi erano baroni e paladini,
re, duci, cavallier, marchesi e conti,
soldati forestieri e cittadini,
per Cristo e pel suo onore a morir pronti;
che per uscire adosso ai Saracini,
pregan l’imperator ch’abbassi i ponti.
Gode egli di veder l’animo audace,
ma di lasciarli uscir non li compiace.

102
     E li dispone in oportuni lochi,
per impedire ai barbari la via:
lá si contenta che ne vadan pochi,
qua non basta una grossa compagnia;
alcuni han cura maneggiare i fuochi,
le machine altri, ove bisogno sia.
Carlo di qua di lá non sta mai fermo:
va soccorrendo, e fa per tutto schermo.