Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/358

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352 canto


8
     Una splendida festa che bandire
fece il re di Damasco in quelli giorni,
era cagion di far quivi venire
i cavallier quanto potean piú adorni.
Tosto che la puttana comparire
vede Grifon, ne teme oltraggi e scorni:
sa che l’amante suo non è sí forte,
che contra lui l’abbia a campar da morte.

9
     Ma sí come audacissima e scaltrita,
ancor che tutta di paura trema,
s’acconcia il viso, e sí la voce aita,
che non appar in lei segno di tema.
Col drudo avendo giá l’astuzia ordita,
corre, e fingendo una letizia estrema,
verso Grifon l’aperte braccia tende,
lo stringe al collo, e gran pezzo ne pende.

10
     Doppo, accordando affettuosi gesti
alla suavitá de le parole,
dicea piangendo: — Signor mio, son questi
debiti premii a chi t’adora e cole?
che sola senza te giá un anno resti,
e va per l’altro, e ancor non te ne duole?
E s’io stava aspettare il tuo ritorno,
non so se mai veduto avrei quel giorno!

11
     Quando aspettava che di Nicosia,
dove tu te n’andasti alla gran corte,
tornassi a me che con la febbre ria
lasciata avevi in dubbio de la morte,
intesi che passato eri in Soria:
il che a patir mi fu sí duro e forte,
che non sapendo come io ti seguissi,
quasi il cor di man propria mi traffissi.