Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/36

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30 canto


32
     La donna amata fu da un cavalliero
che d’Africa passò col re Agramante,
che partorí del seme di Ruggiero
la disperata figlia d’Agolante:
e costei, che né d’orso né di fiero
leone uscí, non sdegnò tal amante;
ben che concesso, fuor che vedersi una
volta e parlarsi, non ha lor Fortuna.

33
     Quindi cercando Bradamante giá
l’amante suo, ch’avea nome dal padre,
cosí sicura senza compagnia,
come avesse in sua guardia mille squadre:
e fatto ch’ebbe il re di Circassia
battere il volto de l’antiqua madre,
traversò un bosco, e dopo il bosco un monte,
tanto che giunse ad una bella fonte.

34
     La fonte discorrea per mezzo un prato,
d’arbori antiqui e di bell’ombre adorno,
ch’i viandanti col mormorio grato
a ber invita e a far seco soggiorno:
un culto monticel dal manco lato
le difende il calor del mezzo giorno.
Quivi, come i begli occhi prima torse,
d’un cavallier la giovane s’accorse;

35
     d’un cavallier, ch’all’ombra d’un boschetto,
nel margin verde e bianco e rosso e giallo
sedea pensoso, tacito e soletto
sopra quel chiaro e liquido cristallo.
Lo scudo non lontan pende e l’elmetto
dal faggio, ove legato era il cavallo;
et avea gli occhi molli e ’l viso basso,
e si mostrava addolorato e lasso.