Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/374

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368 canto


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     un giovinetto che col dolce canto,
concorde al suon de la cornuta cetra,
d’intenerire un cor si dava vanto,
ancor che fosse piú duro che pietra.
Felice lui, se contentar di tanto
onor sapeasi, e scudo, arco e faretra
aver in odio, e scimitarra e lancia,
che lo fecer morir giovine in Francia!

73
     Quando lo vide Ferraú cadere,
che solea amarlo e avere in molta estima,
si sente di lui sol via piú dolere,
che di mill’altri che periron prima:
e sopra chi l’uccise in modo fere,
che gli divide l’elmo da la cima
per la fronte, per gli occhi e per la faccia,
per mezzo il petto, e morto a terra il caccia.

74
     Né qui s’indugia; e il brando intorno ruota,
ch’ogni elmo rompe, ogni lorica smaglia;
a chi segna la fronte, a chi la gota,
ad altri il capo, ad altri il braccio taglia;
or questo or quel di sangue e d’alma vota:
e ferma da quel canto la battaglia,
onde la spaventata ignobil frotta
senza ordine fuggia spezzata e rotta.

75
     Entrò ne la battaglia il re Agramante,
d’uccider gente e di far pruove vago;
e seco ha Baliverzo, Farurante,
Prusïon, Soridano e Bambirago.
Poi son le genti senza nome tante,
che del lor sangue oggi faranno un lago,
che meglio conterei ciascuna foglia,
quando l’autunno gli arbori ne spoglia.