Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/377

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

sestodecimo 371


84
     Il buon Rinaldo, il quale a porre in terra
i piú dannosi avea sempre riguardo,
la spada contra il re Agramante afferra,
che troppo gli parea fiero e gagliardo
(facea egli sol piú che mille altri guerra);
e se gli spinse adosso con Baiardo:
lo fere a un tempo et urta di traverso,
sí che lui col destrier manda riverso.

85
     Mentre di fuor con sí crudel battaglia,
odio, rabia, furor l’un l’altro offende,
Rodomonte in Parigi il popul taglia,
le belle case e i sacri templi accende.
Carlo, ch’in altra parte si travaglia,
questo non vede, e nulla ancor ne ’ntende:
Odoardo raccoglie et Arimanno
ne la cittá, col lor popul britanno.

86
     A-llui venne un scudier pallido in volto,
che potea a pena trar del petto il fiato.
— Ahimè! signor, ahimè!—replica molto,
prima ch’abbia a dir altro incominciato:
— Oggi il romano Imperio, oggi è sepolto;
oggi ha il suo popul Cristo abandonato:
il demonio dal cielo è piovuto oggi,
perchè in questa cittá piú non s’alloggi.

87
     Satanasso (perch’altri esser non puote)
strugge e ruina la cittá infelice.
Volgiti e mira le fumose ruote
de la rovente fiamma predatrice;
ascolta il pianto che nel ciel percuote;
e faccian fede a quel che ’l servo dice.
Un solo è quel ch’a ferro e a fuoco strugge
la bella terra, e inanzi ognun gli fugge. —