Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/41

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secondo 35


52
     Sin alle stelle il volator trascorse;
indi girossi e tornò in fretta al basso,
e percosse Ruggier che non s’accorse,
Ruggier che tutto intento era a Gradasso.
Ruggier del grave colpo si distorse,
e ’l suo destrier piú rinculò d’un passo:
e quando si voltò per lui ferire,
da sé lontano il vide al ciel salire.

53
     Or su Gradasso, or su Ruggier percote
ne la fronte, nel petto e ne la schiena,
e le botte di quei lascia ognor vote,
perché è sí presto, che si vede a pena.
Girando va con spazïose rote,
e quando all’uno accenna, all’altro mena;
all’uno e all’altro s’gli occhi abbarbaglia,
che non ponno veder donde gli assaglia.

54
     Fra duo guerrieri in terra et uno in cielo
la battaglia durò sin a quella ora,
che spiegando pel mondo oscuro velo,
tutte le belle cose discolora.
Fu quel ch’io dico, e non v’aggiungo un pelo:
io ’l vidi, i’ ’l so: né m’assicuro ancora
di dirlo altrui; che questa maraviglia
al falso piú ch’al ver si rassimiglia.

55
     D’un bel drappo di seta avea coperto
lo scudo in braccio il cavallier celeste.
Come avesse, non so, tanto sofferto
di tenerlo nascosto in quella veste;
ch’immantinente che lo mostra aperto,
forza è, ch’il mira, abbarbagliato reste,
e cada come corpo morto cade,
e venga al negromante in potestade.