Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/60

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54 canto


48
     E quanto piú aver obligo si possa
a principe, sua terra avrá a costui;
non perché fia de le paludi mossa
tra campi fertilissimi da lui;
non perché la fará con muro e fossa
meglio capace a’ cittadini sui,
e l’ornará di templi e di palagi,
di piazze, di teatri e di mille agi;

49
     non perché dagli artigli de l’audace
aligero Leon terrá difesa;
non perché, quando la gallica face
per tutto avrá la bella Italia accesa,
si stará sola col suo stato in pace,
e dal timore e dai tributi illesa;
non si per questi et altri benefíci
saran sue genti ad Ercol debitrici:

50
     quanto che dará lor l’inclita prole,
il giusto Alfonso e Ippolito benigno,
che saran quai l’antiqua fama suole
narrar de’ figli del Tindareo cigno,
ch’alternamente si privati del sole
per trar l’un l’altro de l’aer maligno.
Sará ciascuno d’essi e pronto e forte
l’altro salvar con sua perpetua morte.

51
     Il grande amor di questa bella coppia
renderá il popul suo via piú sicuro,
che se, per opra di Vulcan, di doppia
cinta di ferro avesse intorno il muro.
Alfonso è quel che col saper accoppia
sí la bontá, ch’al secolo futuro
la gente crederá che sia dal cielo
tornata Astrea dove può il caldo e il gielo.