Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/80

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74 canto


49
     Con gli occhi fissi al ciel lo segue quanto
basta il veder; ma poi che si dilegua
sí, che la vista non può correr tanto,
lascia che sempre l’animo lo segua.
Tuttavia con sospir, gemito e pianto
non ha, né vuol aver pace né triegua.
Poi che Ruggier di vista se le tolse,
al buon destrier Frontin gli occhi rivolse:

49
     e si deliberò di non lasciarlo,
che fosse in preda a chi venisse prima;
ma di condurlo seco e di poi darlo
al suo signor, ch’anco veder pur stima.
Poggia l’augel, né può Ruggier frenarlo:
di sotto rimaner vede ogni cima
et abbassarsi in guisa, che non scorge
dove è piano il terren né dove sorge.

50
     Poi che sí ad alto vien, ch’un picciol punto
lo può stimar chi da la terra il mira,
prende la via verso ove cade a punto
il sol, quando col Granchio si raggira:
e per l’aria ne va come legno unto
a cui nel mar propizio vento spira.
Lasciánlo andar, che fará buon camino,
e torniamo a Rinaldo paladino.

51
     Rinaldo l’altro e l’altro giorno scorse,
spinto dal vento, un gran spazio di mare,
quando a ponente e quando contra l’Orse,
che notte e di non cessa mai soffiare.
Sopra la Scozia ultimamente sorse,
dove la selva Calidonia appare,
che spesso fra gli antiqui ombrosi cerri
s’ode sonar di bellicosi ferri.