Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/88

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82 canto


4
     Cotali esser doveano i duo ladroni
che Rinaldo cacciò da la donzella,
da lor condotta in quei scuri valloni
perché non se n’udisse piú novella.
Io lasciai ch’ella render le cagioni
s’apparechiava di sua sorte fella
al paladin, che le fu buono amico:
or, seguendo l’istoria, cosí dico.

5
     La donna incominciò:—Tu intenderai
la maggior crudeltade e la piú espressa,
ch’in Tebe o in Argo o ch’in Micene mai,
o in loco piú crudel fosse commessa.
E se rotando il sole i chiari rai,
qui men ch’all’altre region s’appressa,
credo ch’a noi malvolentieri arrivi,
perché veder sí crudel gente schivi.

6
     Ch’agli nemici gli uomini sien crudi,
in ogni etá se n’è veduto esempio;
ma dar la morte a chi procuri e studi
il tuo ben sempre, è troppo ingiusto et empio.
E acciò che meglio il vero io ti denudi,
perché costor volessero far scempio
degli anni verdi miei contra ragione,
ti dirò da principio ogni cagione.

7
     Voglio che sappi, signor mio, ch’essendo
tenera ancora, alli servigi venni
de la figlia del re, con cui crescendo,
buon luogo in corte et onorato tenni.
Crudele Amore, al mio stato invidendo,
fe’ che seguace, ahi lassa! gli divenni:
fe’ d’ogni cavallier, d’ogni donzello
parermi il duca d’Albania piú bello.