Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/89

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quinto 83


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     Perché egli mostrò amarmi piú che molto,
io ad amar lui con tutto il cor mi mossi.
Ben s’ode il ragionar, si vede il volto,
ma dentro il petto mal giudicar possi.
Credendo, amando, non cessai che tolto
l’ebbi nel letto, e non guardai ch’io fossi
di tutte le real camere in quella
che piú secreta avea Ginevra bella;

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     dove tenea le sue cose piú care,
e dove le piú volte ella dormia.
Si può di quella in s’un verrone entrare,
che fuor del muro al discoperto uscia.
Io facea il mio amator quivi montare;
e la scala di corde onde salia,
io stessa dal verron giú gli mandai
qual volta meco aver lo desiai:

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     che tante volte ve lo fei venire,
quanto Ginevra me ne diede l’agio,
che solea mutar letto, or per fuggire
il tempo ardente, or il brumal malvagio.
Non fu veduto d’alcun mai salire;
però che quella parte del palagio
risponde verso alcune case rotte,
dove nessun mai passa o giorno o notte.

11
     Continuò per molti giorni e mesi
tra noi secreto l’amoroso gioco:
sempre crebbe l’amore; e si m’accesi,
che tutta dentro io mi sentia di foco:
e cieca ne fui sí, ch’io non compresi
ch’egli fingeva molto, e amava poco;
ancor che li suo’ inganni discoperti
esser doveanmi a mille segni certi.