Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/98

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92 canto


44
     Di volervi venir prese partito,
ma in guisa che di lui non sia men forte;
perché accadendo che fosse assalito,
si truovi sí, che non tema di morte.
Un suo fratello avea saggio et ardito,
il piú famoso in arme de la corte,
detto Lurcanio; e avea piú cor con esso,
che se dieci altri avesse avuto appresso.

45
     Seco chiamollo, e volse che prendesse
l’arme; e la notte lo menò con lui:
non che ’l secreto suo giá gli dicesse;
né l’avria detto ad esso né ad altrui.
Da sé lontano un trar di pietra il messe;
— Se mi senti chiamar, vien (disse) a nui;
ma se non senti, prima ch’io ti chiami,
non ti partir di qui, frate, se m’ami. —

46
— Va pur, non dubitar, — disse il fratello
e cosí venne Arïodante cheto,
e si celò nel solitario ostello
ch’era d’incontro al mio verron secreto.
Vien d’altra parte il fraudolente e fello,
che d’infamar Ginevra era sí lieto;
e fa il segno, tra noi solito inante,
a me che de l’inganno era ignorante.

47
     Et io con veste candida, e fregiata
per mezzo a liste d’oro e d’ogn’intorno,
e con rete pur d’or, tutta adombrata
di bei fiocchi vermigli al capo intorno
(foggia che sol fu da Ginevra usata,
non d’alcun’altra), udito il segno, torno
sopra il verron, ch’in modo era locato,
che mi scopria dinanzi e d’ogni lato.