Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/102

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96 canto


48
     Al monte Sinai fu peregrino,
a Gallizia promesso, a Cipro, a Roma,
al Sepolcro, alla Vergine d’Ettino,
e se celebre luogo altro si noma.
Sul mare intanto, e spesso al ciel vicino
l’afflitto e conquassato legno toma,
di cui per men travaglio avea il padrone
fatto l’arbor tagliar de l’artimone.

49
     E colli e casse e ciò che v’è di grave
gitta da prora e da poppe e da sponde;
e fa tutte sgombrar camere e giave,
e dar le ricche merci all’avide onde.
Altri attende alle trombe, e a tor di nave
l’acque importune, e il mar nel mar rifonde;
soccorre altri in sentina, ovunque appare
legno da legno aver sdrucito il mare.

50
     Stero in questo travaglio, in questa pena
ben quattro giorni, e non avean piú schermo
e n’avria avuto il mar vittoria piena,
poco piú che ’l furor tenesse fermo:
ma diede speme lor d’aria serena
la disïata luce di santo Ermo,
ch’in prua s’una cocchina a por si venne;
che piú non v’erano arbori né antenne.

51
     Veduto fiammeggiar la bella face,
s’inginocchiaro tutti i naviganti,
e domandaro il mar tranquillo e pace
con umidi occhi e con voci tremanti.
La tempesta crudel, che pertinace
fu sin allora, non andò piú inanti:
maestro e traversia piú non molesta,
e sol del mar tirán libecchio resta.