Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/103

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decimonono 97


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     Questo resta sul mar tanto possente,
e da la negra bocca in modo esala,
et è con lui sí il rapido corrente
de l’agitato mar ch’in fretta cala,
che porta il legno piú velocemente,
che pelegrin falcon mai facesse ala,
con timor del nocchier ch’al fin del mondo
non lo trasporti, o rompa, o cacci al fondo.

53
     Rimedio a questo il buon nocchier ritruova,
che commanda gittar per poppa spere;
e caluma la gommona, e fa pruova
di duo terzi del corso ritenere.
Questo consiglio, e piú l’augurio giova
di chi avea acceso in proda le lumiere:
questo il legno salvò, che peria forse,
e fe’ ch’in alto mar sicuro corse.

54
     Nel golfo di Laiazzo invèr Soria
sopra una gran cittá si trovò sorto,
e sì vicino al lito, che scopria
l’uno e l'altro castel che serra il porto.
Come il padron s’accorse de la via
che fatto avea, ritornò in viso smorto;
che né porto pigliar quivi volea,
né stare in alto, né fuggir potea.

55
     Né potea stare in alto, né fuggire,
che gli arbori e l’antenne avea perdute:
eran tavole e travi pel ferire
del mar, sdrucite, macere e sbattute.
E ’l pigliar porto era un voler morire,
o perpetuo legarsi in servitute;
che riman serva ogni persona, o morta,
che quivi errore o ria fortuna porta.