Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/116

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110 canto


104
     Del danno c’han da te ricevut’oggi,
disian novanta femine vendetta:
sí che se meco ad albergar non poggi,
questa notte assalito esser t’aspetta. —
Disse Marfisa: — Accetto che m’alloggi,
con sicurtá che non sia men perfetta
in te la fede e la bontá del core,
che sia l’ardire e il corporal valore.

105
     Ma che t’incresca che m’abbi ad uccidere,
ben ti può increscere anco del contrario.
Fin qui non credo che l’abbi da ridere,
perch’io sia men di te duro avversario.
O la pugna seguir vogli o dividere,
o farla all’uno o all’altro luminano,
ad ogni cenno pronta tu m’avrai,
e come et ogni volta che vorrai. —

106
     Cosí fu differita la tenzone
fin che di Gange uscisse il nuovo albore,
e si restò senza conclusïone
chi d’essi duo guerrier fosse il migliore.
Ad Aquilante venne et a Grifone
e cosí agli altri il liberal signore,
e li pregò che fin al nuovo giorno
piacesse lor di far seco soggiorno.

107
     Tenner lo ’nvito senza alcun sospetto:
indi, a splendor de bianchi torchi ardenti,
tutti salirò ov’era un real tetto,
distinto in molti adorni alloggiamenti.
Stupefatti al levarsi de l’elmetto,
mirandosi, restaro i combattenti;
che ’l cavallier, per quanto apparea fuora,
non eccedeva i diciotto anni ancora.