Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/120

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114 canto


8
     Feci la pruova ancor de le donzelle:
cosí n’ho diece a’ miei piaceri allato;
et alla scelta mia son le piú belle,
e son le piú gentil di questo stato.
E queste reggo e tutte l’altre; ch’elle
di sé m’hanno governo e scettro dato:
cosí daranno a qualunque altro arrida
Fortuna sí, che la decina ancida. —

9
     I cavallier domandano a Guidone,
com’ha sí pochi maschi il tenitoro;
e s’alle moglie hanno suggezïone,
come esse l’han negli altri lochi a loro.
Disse Guidoni:— Piú volte la cagione
udita n’ho da poi che qui dimoro;
e vi sará, secondo ch’io l’ho udita,
da me, poi che v’aggrada, riferita.

10
     Al tempo che tornar dopo anni venti
da Troia i Greci (che durò l’assedio
dieci, e dieci altri da contrari venti
furo agitati in mar con troppo tedio),
trovar che le lor donne agli tormenti
di tanta absenzia avean preso rimedio:
tutte s’avean gioveni amanti eletti,
per non si raffreddar sole nei letti.

11
     Le case lor trovaro i Greci piene
de l’altrui figli; e per parer commune
perdonano alle mogli, che san bene
che tanto non potean viver digiune:
ma ai figli degli adulteri conviene
altrove procacciarsi altre fortune;
che tolerar non vogliono i mariti
che piú alle spese lor sieno notriti.