Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/123

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ventesimo 117


20
     Questa lor fu per dieci giorni stanza
di piaceri amorosi tutta piena.
Ma come spesso avvien, che l’abondanza
seco in cor giovenil fastidio mena,
tutti d’accordo fur di restar sanza
femine, e liberarsi di tal pena;
che non è soma da portar sí grave,
come aver donna, quando a noia s’have.

21
     Essi che di guadagno e di rapine
eran bramosi, e di dispendio parchi,
vider ch’a pascer tante concubine,
d’altro che d’aste avean bisogno e d’archi:
sí che sole lasciâr qui le meschine,
e se n’andâr di lor ricchezze carchi
lá dove in Puglia in ripa al mar poi sento
ch’edificâr la terra di Tarento.

22
     Le donne, che si videro tradite
dai loro amanti in che piú fede aveano,
restâr per alcun dí sí sbigotite,
che statue immote in lito al mar pareano.
Visto poi che da gridi e da infinite
lacrime alcun profitto non traeano,
a pensar cominciaro e ad aver cura
come aiutarsi in tanta lor sciagura.

23
     E proponendo in mezzo i lor pareri,
altre diceano: in Creta è da tornarsi;
e piú tosto all’arbitrio de’ severi
padri e d’offesi lor mariti darsi,
che nei deserti liti e boschi fieri,
di disagio e di fame consumarsi.
Altre dicean che lor saria piú onesto
affogarsi nel mar, che mai far questo;