Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/141

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ventesimo 135


92
     Ma che direte del giá tanto fiero
cor di Marfisa e di Guidon Selvaggio?
dei dua giovini figli d’Oliviero,
che giá tanto onoraro il lor lignaggio?
Giá centomila avean stimato un zero;
e in fuga or se ne van senza coraggio,
come conigli, o timidi colombi
a cui vicino alto rumor rimbombi.

93
     Cosí noceva ai suoi come agli strani
la forza che nel corno era incantata.
Sansonetto, Guidone e i duo germani
fuggon dietro a Marfisa spaventata;
né fuggendo ponno ir tanto lontani,
che lor non sia l’orecchia anco intronata.
Scorre Astolfo la terra in ogni lato,
dando via sempre al corno maggior fiato.

94
     Chi scese al mare, e chi poggiò su al monte,
e chi tra i boschi ad occultar si venne:
alcuna, senza mai volger la fronte,
fuggir per dieci dí non si ritenne:
uscí in tal punto alcuna fuor del ponte,
ch’in vita sua mai piú non vi rivenne.
Sgombraro in modo e piazze e templi e case,
che quasi vòta la cittá rimase.

95
     Marfisa e ’l bon Guidone e i duo fratelli
e Sansonetto, pallidi e tremanti,
fuggiano inverso il mare, e dietro a quelli
fuggiano i marinari e i mercatanti;
ove Aleria trovar, che, fra i castelli,
loro avea un legno apparechiato inanti.
Quindi, poi ch’in gran fretta li raccolse,
diè i remi all’acqua et ogni vela sciolse.