Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/158

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152 canto


12
     ma ben mi duol che questo per cagione
d’una femina perfida in’avviene,
a cui non so come tu sia campione,
che troppo al tuo valor si disconviene.
E quando tu sapessi la cagione
ch’a vendicarmi di costei mi mene,
avresti, ognor che rimembrassi, affanno
d’aver, per campar lei, fatto a me danno.

13
     E se spirto a bastanza avrò nel petto
ch’io il possa dir (ma del contrario temo),
io ti farò veder ch’in ogni effetto
scelerata è costei piú ch’in estremo.
Io ebbi giá un fratel che giovinetto
d’Olanda si partí, donde noi semo,
e si fece d’Eraclio cavalliero,
ch’allor tenea de’ Greci il sommo impero.

14
     Quivi divenne intrinseco e fratello
d’un cortese baron di quella corte,
che nei confin di Servia avea un castello
di sito ameno e di muraglia forte.
Nomossi Argeo colui di ch’io favello,
di questa iniqua femina consorte,
la quale egli amò sí, che passò il segno
ch’a un uom si convenia, come lui, degno.

15
     Ma costei, piú volubile che foglia
quando l’autunno è piú priva d’umore,
che ’l freddo vento gli arbori ne spoglia,
e le soffia dinanzi al suo furore;
verso il marito cangiò tosto voglia,
che fisso qualche tempo ebbe nel core;
e volse ogni pensiero, ogni disio
d’acquistar per amante il fratel mio.