Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/171

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ventesimoprimo 165


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     Fornito questo, il vecchio s’era messo,
per ritornare alla sua stanza, in via,
et usar qualche medicina appresso,
che lo salvasse da la peste ria;
ma da Gabrina non gli fu concesso,
dicendo non voler ch’andasse pria
che ’l succo ne lo stomaco digesto
il suo valor facesse manifesto.

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     Pregar non val, né far di premio offerta,
che lo voglia lasciar quindi partire.
Il disperato, poi che vede certa
la morte sua, né la poter fuggire,
ai circonstanti fa la cosa aperta;
né la seppe costei troppo coprire.
E cosí quel che fece agli altri spesso,
quel buon medico al fin fece a se stesso:

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     e sequitò con l’alma quella ch’era
giá de mio frate caminata inanzi.
Noi circonstanti, che la cosa vera
del vecchio udimmo, che fe’ pochi avanzi,
pigliammo questa abominevol fera,
piú crudel di qualunque in selva stanzi;
e la serrammo in tenebroso loco,
per condannarla al meritato fuoco. —

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     Questo Ermonide disse, e piú voleva
seguir, cotn’ella di prigion levossi;
ma il dolor de la piaga sí l’aggreva,
che pallido ne l’erba riversossi.
Intanto duo scudier, che seco aveva,
fatto una bara avean di rami grossi:
Firmonide si fece in quella porre;
ch’indi altrimente non si potea tòrre.