Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/172

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166 canto


68
     Zerbin col cavallier fece sua scusa,
che gl’increscea d’averli fatto offesa;
ma, come pur tra cavallieri s’usa,
colei che venia seco avea difesa:
ch’altrimente sua fé saria confusa;
perché, quando in sua guardia l’avea presa,
promesse a sua possanza di salvarla
contra ognun che venisse a disturbarla.

69
     E s’in altro potea gratificargli,
prontissimo offeriase alla sua voglia.
Rispose il cavallier, che ricordargli
sol vuol, che da Gabrina si discioglia
prima ch’ella abbia cosa a machinargli,
di ch’esso indarno poi si penta e doglia.
Gabrina tenne sempre gli occhi bassi,
perché non ben risposta al vero dassi.

70
     Con la vecchia Zerbin quindi partisse
al giá promesso debito vïaggio;
e tra sé tutto il dí la maledisse,
che far gli fece a quel barone oltraggio.
Et or che pel gran mal che gli ne disse
chi lo sapea, di lei fu instrutto e saggio,
se prima l’avea a noia e a dispiacere,
or l’odia sí che non la può vedere.

71
     Ella che di Zerbin sa l’odio a pieno,
né in mala voluntá vuole esser vinta,
un’oncia a lui non ne riporta meno:
la tien di quarta, e la rifá di quinta.
Nel cor era gonfiata di veneno,
e nel viso altamente era dipinta.
Dunque ne la concordia ch’io vi dico,
tenean lor via per mezzo il bosco antico.