Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/195

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ventesimosecondo 189


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     Ruggier scontra Grifone, ove la penna
de lo scudo alla vista si congiunge.
Quel di cader da ciascun lato accenna,
et al fin cade, e resta al destrier lunge.
Mette allo scudo a lui Grifon l’antenna;
ma pel traverso e non pel dritto giunge:
e perché lo trovò forbito e netto,
l’andò strisciando, e fe’ contrario effetto.

85
     Roppe il velo e squarciò, che gli copria
lo spaventoso et incantato lampo,
al cui splendor cader si convenia
con gli occhi ciechi, e non vi s’ha alcun scampo.
Aquilante, ch’a par seco venia,
stracciò l’avanzo, e fe’ lo scudo vampo.
Lo splendor ferí gli occhi ai duo fratelli
et a Guidon, che correa doppo quelli.

86
     Chi di qua, chi di lá cade per terra:
lo scudo non pur lor gli occhi abbarbaglia,
ma fa che ogn’altro senso attonito erra.
Ruggier, che non sa il fin de la battaglia,
volta il cavallo; e nel voltare afferra
la spada sua che si ben punge e taglia:
e nessun vede che gli sia all’incontro;
che tutti eran caduti a quello scontro.

87
     I cavallieri e insieme quei ch’a piede
erano usciti, e cosí le donne anco,
e non meno i destrieri in guisa vede,
che par che per morir battano il fianco.
Prima si maraviglia, e poi s’avvede
che ’l velo ne pendea dal lato manco:
dico il velo di seta, in che solea
chiuder la luce di quel caso rea.