Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/200

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194 canto


4
     Tenea quell’Altaripa il vecchio conte
Anselmo, di ch’uscí questo malvagio,
che, per fuggir la man di Chiaramente,
d’amici e di soccorso ebbe disagio.
La donna al traditore a piè d’un monte
tolse l’indegna vita a suo grande agio;
che d’altro aiuto quel non si provede,
che d’alti gridi e di chiamar mercede.

5
     Morto ch’ella ebbe il falso cavalliero
che lei voluto avea giá porre a morte,
volse tornare ove lasciò Ruggiero;
ma non lo consenti sua dura sorte,
che la fe’ traviar per un sentiero
che la portò dov’era spesso e forte,
dove piú strano e piú solingo il bosco,
lasciando il sol giá il mondo all’aer fosco.

6
     Né sappiendo ella ove potersi altrove
la notte riparar, si fermò quivi
sotto le frasche in su l’erbette nuove,
parte dormendo, fin che ’l giorno arrivi,
parte mirando ora Saturno or Giove,
Venere e Marte e gli altri erranti divi;
ma sempre, o vegli o dorma, con la mente
contemplando Ruggier come presente.

7
     Spesso di cor profondo ella sospira,
di pentimento e di dolor compunta,
ch’abbia in lei, piú ch’amor, potuto l’ira.
— L’ira (dicea) m’ha dal mio amor disgiunta:
almen ci avessi io posta alcuna mira,
poi ch’avea pur la mala impresa assunta,
di saper ritornar donde io veniva;
che ben fui d’occhi e di memoria priva. —