Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/201

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ventesimoterzo 195


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     Queste et altre parole ella non tacque,
e molto piú ne ragionò col core.
Il vento intanto di sospiri, e l’acque
di pianto facean pioggia di dolore.
Dopo una lunga aspettazion pur nacque
in orïente il disiato albore:
et ella prese il suo destrier ch’intorno
giva pascendo, et andò contra il giorno.

9
     Né molto andò, che si trovò all’uscita
del bosco, ove pur dianzi era il palagio,
lá dove molti dí l’avea schernita
con tanto error l’incantator malvagio.
Ritrovò quivi Astolfo, che fornita
la briglia all’ippogrifo avea a grande agio,
e stava in gran pensier di Rabicano,
per non sapere a chi lasciarlo in mano.

10
     A caso si trovò che fuor di testa
l’elmo allor s’avea tratto il paladino;
s’che tosto ch’uscí de la foresta,
Bradamante conobbe il suo cugino.
Di lontan salutollo, e con gran festa
gli corse, e l’abbracciò poi piú vicino;
e nominossi, et alzò la visiera,
e chiaramente fe’ veder ch’ell’era.

11
     Non potea Astolfo ritrovar persona
a chi il suo Rabican meglio lasciasse,
perché dovesse averne guardia buona
e renderglielo poi come tornasse,
de la figlia del duca di Dordona;
e parvegli che Dio gli la mandasse.
Vederla volentier sempre solea.
ma pel bisogno or piú ch’egli n’avea.