Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/23

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decimosettimo 17


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     Ma poi che ’l giorno aperta fu la sbarra,
e seppe il re la donna esser partita
(che la moglie de l’Orco gli lo narra),
e come a punto era la cosa gita;
grazie a Dio rende, e con voto n’inarra,
ch’essendo fuor di tal miseria uscita,
faccia che giunga onde per arme possa,
per prieghi o per tesoro, esser riscossa.

65
     Pien di letizia va con l’altra schiera
del simo gregge, e viene ai verdi paschi;
e quivi aspetta fin ch’all’ombra nera
il mostro per dormir ne l’erba caschi.
Poi ne vien tutto il giorno e tutta sera;
e al fin sicur che l’Orco non lo ’ntaschi,
sopra un navilio monta in Satalia;
e son tre mesi ch’arrivò in Soria.

66
     In Rodi, in Cipro, e per cittá e castella
e d’Africa e d’Egitto e di Turchia,
il re cercar fe’ di Lucina bella;
né fin l’altr’ieri aver ne potè spia.
L’altr’ier n’ebbe dal suocero novella,
che seco l’avea salva in Nicosia,
dopo che molti di vento crudele
era stato contrario alle sue vele.

67
     Per allegrezza de la buona nuova
prepara il nostro re la ricca festa;
e vuol ch’ad ogni quarta luna nuova,
una se n’abbia a far simile a questa:
che la memoria rifrescar gli giova
dei quattro mesi che ’n irsuta vesta
fu tra il gregge de l’Orco; e un giorno, quale
sará dimane, uscí di tanto male.