Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/22

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16 canto


60
     La sera, quando alla spelonca mena
il gregge l’Orco, e noi fuggiti sente,
e c’ha da rimaner privo di cena,
chiama Lucina d’ogni mal nocente,
e la condanna a star sempre in catena
allo scoperto in sul sasso eminente.
Vedela il re per sua cagion patire,
e si distrugge, e sol non può morire.

61
     Matina e sera l’infelice amante
la può veder come s’affhliga e piagna;
che le va misto fra le capre avante,
torni alla stalla o torni alla campagna.
Ella con viso mesto e supplicante
gli accenna che per Dio non vi rimagna,
perché vi sta a gran rischio de la vita,
né però a-llei può dare alcuna aita.

62
     Così la moglie ancor de l’Orco priega
il re che se ne vada, ma non giova;
che d’andar mai senza Lucina niega,
e sempre piú constante si ritruova.
In questa servitude, in che lo lega
Pietate e Amor, stette con lunga pruova
tanto, ch’a capitar venne a quel sasso
il figlio d’Agricane e ’l re Gradasso.

63
     Dove con loro audacia tanto fenno,
che liberaron la bella Lucina;
ben che vi fu aventura piú che senno:
e la portar correndo alla marina;
e al padre suo, che quivi era, la denno:
e questo fu ne l’ora matutina,
che Norandin con l’altro gregge stava
a ruminar ne la montana cava.