Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/21

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decimosettimo 15


56
     Lucina, o fosse perch’ella non volle
ungersi come noi, che schivo n’ebbe;
o ch’avesse l’andar piú lento e molle,
che l’imitata bestia non avrebbe;
o quando l’Orco la groppa toccolle,
gridasse per la tema che le accrebbe;
o che se le sciogliessero le chiome;
sentita fu, né ben so dirvi come.

57
     Tutti eravam si intenti al caso nostro,
che non avemmo gli occhi agli altrui fatti.
Io mi rivolsi al grido; e vidi il mostro
che giá gl’irsuti spogli le avea tratti,
e fattola tornar nel cavo chiostro.
Noi altri dentro a nostre gonne piatti
col gregge andamo ove ’l pastor ci mena,
tra verdi colli in una piaggia amena.

58
     Quivi attendiamo infin che steso all’ombra
d’un bosco opaco il nasuto Orco dorma.
Chi lungo il mar, chi verso ’l monte sgombra
sol Norandin non vuol seguir nostr’orma.
L’amor de la sua donna sí lo ’ngombra,
ch’alla grotta tornar vuol fra la torma,
né partirsene mai sin alla morte,
se non racquista la fedel consorte:

59
     che quando dianzi avea all’uscir del chiuso
vedutala restar captiva sola,
fu per gittarsi, dal dolor confuso,
spontaneamente al vorace Orco in gola;
e si mosse, e gli corse infino al muso,
né fu lontano a gir sotto la mola:
ma pur lo tenne in mandra la speranza
ch’avea di trarla ancor di quella stanza.