Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/252

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246 canto


72
     Cortese come bella, Dorai ice,
né ben sicura come il fatto segua,
fa volentier quel ch’Issabella dice,
e dispone il suo amante a pace e a triegua.
Cosí a’ prieghi de l’altra l’ira ultrice
di cor fugge a Zerbino e si dilegua:
et egli, ove a lei par, piglia la strada,
senza finir l’impresa de la spada.

73
     Fiordiligi, che mal vede difesa
la buona spada del misero conte,
tacita duolsi, e tanto le ne pesa,
che d’ira piange e battesi la fronte.
Vorria aver Brandimarte a quella impresa;
e se mai lo ritrova e gli lo conte,
non crede poi che Mandricardo vada
lunga stagione altier di quella spada.

74
     Fiordiligi cercando pure invano
va Brandimarte suo matina e sera;
e fa camin da lui molto lontano,
da lui che giá tornato a Parigi era.
Tanto ella se n’andò per monte e piano,
che giunse ove, al passar d’una riviera,
vide e conobbe il miser paladino;
ma dicián quel ch’avvenne di Zerbino:

75
     che ‘l lasciar Durindana sí gran fallo
gli par, che piú d’ogn’altro mal gl’incresce;
quantunque a pena star possa a cavallo
pel molto sangue che gli è uscito et esce.
Or poi che dopo non troppo intervallo
cessa con l’ira il caldo, il dolor cresce:
cresce il dolor sí impetuosamente,
che mancarsi la vita se ne sente.