Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/255

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canto ventesimoquarto 249


84
     Dio vi provederá d’aiuto forse,
per liberarvi d’ogni atto villano,
come fe’ quando alla spelonca torse,
per indi trarvi, il senator romano.
Cosí (la sua mercé) giá vi soccorse
nel mare e contra il Biscaglin profano:
e se pure avverrá che poi si deggia
morire, allora il minor mal s’elleggia. —

85
     Non credo che quest’ultime parole
potesse esprimer si, che fosse inteso;
e finí come il debol lume suole,
cui cera manchi od altro in che sia acceso.
Chi potrá dire a pien come si duole,
poi che si vede pallido e disteso,
la giovinetta, e freddo come ghiaccio
il suo caro Zerbin restare in braccio?

86
     Sopra il sanguigno corpo s’abbandona,
e di copiose lacrime lo bagna,
e stride sí, ch’intorno ne risuona
a molte miglia il bosco e la campagna.
Né alle guancie né al petto si perdona,
che l’uno e l’altro non percuota e fragna;
e straccia a torto l’auree crespe chiome,
chiamando sempre invan l’amato nome.

87
     In tanta rabbia, in tal furor sommersa
l’avea la doglia sua, che facilmente
avria la spada in se stessa conversa,
poco al suo amante in questo ubidïente;
s’uno eremita ch’alla fresca e tersa
fonte avea usanza di tornar sovente
da la sua quindi non lontana cella,
non s’opponea, venendo, al voler d’ella.