Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/256

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250 canto


88
     Il venerabile uom, ch’alta bontade
avea congiunta a natural prudenzia,
et era tutto pien di caritade,
di buoni esempi ornato e d’eloquenzia,
alla giovan dolente persuade
con ragioni efficaci pazïenzia;
et inanzi le puon, come uno specchio,
donne del Testamento e nuovo e vecchio.

89
     Poi le fece veder, come non fusse
alcun, se non in Dio, vero contento,
e ch’eran l’altre transitorie e flusse
speranze umane, e di poco momento;
e tanto seppe dir, che la ridusse
da quel crudele et ostinato intento,
che la vita sequente ebbe disio
tutta al servigio dedicar di Dio.

90
     Non che lasciar del suo signor voglia unque
né ’l grand’amor, né le reliquie morte:
convien che l’abbia ovunque stia et ovunque
vada, e che seco e notte e dí le porte.
Quindi aiutando l’eremita dunque,
ch’era de la sua etá valido e forte,
sul mesto suo destrier Zerbin posaro,
e molti dií per quelle selve andaro.

91
     Non volse il cauto vecchio ridur seco,
sola con solo, la giovane bella
lá dove ascosa in un selvaggio speco
non lungi avea la solitaria cella;
fra sé dicendo: Con periglio arreco
in una man la paglia e la facella.
Né si fida in sua etá né in sua prudenzia,
che di sé faccia tanta esperïenzia.