Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/262

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
256 canto


112
     Indi il messo soggiunse il gran periglio
dei Saracini, e narrò il fatto a pieno;
e diede insieme lettere del figlio
del re Troiano al figlio d’Ulleno.
Si piglia finalmente per consiglio
che i duo guerrier, deposto ogni veneno,
facciano insieme triegua fin al giorno
che sia tolto l’assedio ai Mori intorno;

113
     e senza piú dimora, come pria
liberato d’assedio abbian lor gente,
non s’intendano aver piú compagnia,
ma crudel guerra e inimicizia ardente,
fin che con l’arme diffinito sia
chi la donna aver de’ meritamente.
Quella, ne le cui man giurato fue,
fece la sicurtá per amendue.

114
     Quivi era la Discordia impazïente,
inimica di pace e d’ogni triegua;
e la Superbia v’è, che non consente
né vuol patir che tale accordo segua.
Ma piú di lor può Amor quivi presente,
di cui l’alto valor nessuno adegua;
e fe’ ch’indietro, a colpi di saette,
e la Discordia e la Superbia stette.

115
     Fu conclusa la triegua fra costoro,
sí come piacque a chi di lor potea.
Vi mancava uno dei cavalli loro,
che morto quel del Tartaro giacea:
però vi venne a tempo Brigliadoro,
che le fresche erbe lungo il rio pascea.
Ma al fin del canto io mi trovo esser giunto;
sí ch’io farò, con vostra grazia, punto.