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canto ventesimoquarto 257


CANTO VENTESIMOQUINTO


1
     Oh gran contrasto in giovenil pensiero,
desir di laude et impeto d’amore!
né chi piú vaglia, ancor si trova il vero;
che resta or questo or quel superiore.
Ne l’uno ebbe e ne l’altro cavalliero
quivi gran forza il debito e l’onore;
che l’amorosa lite s’intermesse,
fin che soccorso il campo lor s’avesse.

2
     Ma piú ve l’ebbe Amor: che se non era
che cosí commandò la donna loro,
non si sciogliea quella battaglia fiera,
che l’un n’avrebbe il triunfale alloro;
et Agramante invan con la sua schiera
l’aiuto avria aspettato di costoro.
Dunque Amor sempre rio non si ritrova:
se spesso nuoce, anco talvolta giova.

3
     Or l’uno e l’altro cavallier pagano,
che tutti ha differiti i suoi litigi,
va, per salvar l’esercito africano,
con la donna gentil verso Parigi;
e va con essi ancora il piccol nano
che seguitò del Tartaro i vestigi,
fin che con lui condotto a fronte a fronte
avea quivi il geloso Rodomonte.